Riflessioni a margine della conferenza in Pinacoteca: un viaggio tra mito e cervello attraverso la voce della mediazione.
Di Avv. Marisa Abbatantuoni

Ieri, venerdì 5 dicembre 2025, la splendida Pinacoteca Civica “F. Podesti” di Ancona ha ospitato l’evento “Il Mito di Orfeo: La Diplomazia Culturale della Bellezza e dell’Armonia”. L’incontro, organizzato con grande cura dall’Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale, in collaborazione con l’AICC e il Comune di Ancona, è stato introdotto dal direttore dell’Istituto, il Prof. Haris Koudounas, che ha aperto i lavori prima di lasciare la parola al curatore Massimo Lopez.
l mio compito era prestare la voce alla lettura dei testi classici. Mentre studiavo per la mia performance, immergendomi nei versi di Omero (Iliade, I, 469-474; IX, 185-194), Apollonio Rodio (Argonautiche, I, 18-34; IV, 891-911), Ovidio (Metamorfosi, Libro X) e Rilke (Orfeo. Euridice. Ermete), ho guardato al mio lavoro quotidiano con occhi completamente nuovi.
Ho capito che non stavo solo leggendo una leggenda, ma la storia del primo Mesìtes (Μεσίτης), il termine greco per “mediatore”. Riflettendo sulla mia esperienza come mediatore all’ODM dell’Ordine degli Avvocati di Macerata, ho realizzato che la nostra professione non ha un solo volto, ma due: quello emozionale di Orfeo e quello tecnico di Hermes (Ἑρμῆς).
1. Orfeo e la Lira: La Calma Emotiva
Il primo tipo di mediazione è quella che agisce sulla biologia, incarnata da Orfeo. Quando le persone in conflitto si siedono al tavolo, sono spesso bloccate dalla rabbia o dalla paura; il loro cervello razionale è come “spento”.
Leggendo il passo delle Argonautiche (Libro IV, vv. 891-911) sulle Sirene, ho notato una differenza fondamentale. Mentre Ulisse tappa le orecchie ai compagni per evitare il problema, Orfeo fa qualcosa di diverso: intona un “canto vivace, con rapido ritmo”. Non usa la forza, ma offre un’alternativa. Come mediatore, quando uso la mia “lira” (il tono di voce calmo, l’ascolto attivo), sto facendo la stessa cosa: invio segnali di sicurezza per calmare l’ansia dei clienti. Orfeo è il mediatore che lavora sulle emozioni per abbassare le difese.
2. Hermes e il Caducèo: La Guida Sicura

Ma la poesia di Rainer Maria Rilke, “Orfeo. Euridice. Ermete” (1904), ci ha presentato un secondo, indispensabile mediatore: Hermes. Nel testo di Rilke, Hermes avanza con “lo snello caducèo proteso innanzi” e il “pètaso” (il cappello del viaggiatore) sugli occhi. Se Orfeo è il cuore, Hermes è la regola. Il Caducèo, con i suoi due serpenti in equilibrio, è il simbolo perfetto della neutralità. Mentre Orfeo (che è coinvolto sentimentalmente) rischia di voltarsi per l’ansia, Hermes rimane lucido, non si volta, e guida il passaggio tra i due mondi. In ogni mediazione difficile, noi mediatori dobbiamo saper essere un po’ Hermes: garantire che le regole siano rispettate e mantenere la “rotta” quando le emozioni delle parti diventano troppo forti.
3. La Trattativa nell’Ade: “Anche voi foste uniti da Amore”
La discesa nell’Ade, raccontata da Ovidio nelle Metamorfosi (Libro X), è il momento della trattativa pura. Orfeo non usa trucchi (“sotterfugi di un parlare ambiguo”), ma cerca un punto in comune con i signori della morte: “anche voi foste uniti da Amore”. In termini moderni, sta attivando i neuroni specchio. Facendo leva su un’esperienza condivisa, trasforma dei nemici in ascoltatori. Il fatto che persino le Furie si commuovano è la prova che, se tocchiamo le corde giuste (i bisogni universali), possiamo sbloccare anche le posizioni più rigide.
4. L’Errore Fatale: Tempi Diversi
Tuttavia, il mito ci insegna anche come si fallisce. Rilke, nel suo “Orfeo. Euridice. Ermete”, descrive un Orfeo agitato che “divora la strada” per la fretta, mentre Euridice, ancora traumatizzata dalla morte, è lenta, “incerta, mite”. Qui avviene la rottura. Il mediatore (Orfeo) corre verso la soluzione spinto dall’ansia, mentre la parte vulnerabile (Euridice) ha bisogno di tempo. Voltandosi prima del tempo, Orfeo rompe il contatto. Euridice non capisce, sussurra solo: “Chi?”. Il contatto è perso perché i tempi interni non erano sincronizzati.
Conclusione: Il Mediatore come “Neuro-Poeta”
Celebrare oggi il mito di Orfeo significa riconoscere che la nostra professione ha radici antiche. Noi mediatori siamo discendenti di quell’uomo che, con la sola forza della “lira” (la comunicazione), osò sfidare l’impossibile. Come lui, a volte falliamo quando la nostra ansia prevale sulla pazienza. Ma come lui — e con la fermezza di Hermes — abbiamo il dovere di scendere nell’Ade, guardare in faccia i conflitti e tentare di trasformare il rumore della disputa in una nuova armonia.
Perchémediare non significa solo risolvere una lite, ma insegnare a due voci stonate come tornare a essere musica: solo chi sa ascoltare il buio può indicare agli altri la strada verso la luce.
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